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Questo al nord non succede

Zardoz 27 Ago 2017 12:45
E dopo l'abusivismo, piaga innanzitutto del sud, ecco un' altro problema..
vengono cacciati i controllori, non i fan*****isti.


http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/08/27/news/
ama_scoprono_i_falsi_malati_vengono_cacciati-173981462/

Ama, scoprono i falsi malati: vengono cacciati

Lo scontro tra l'Azienda e l'agenzia ingaggiata per le visite ai furbetti
dei certificati. I medici del Cispi: "Boicottati perché i nostri controlli
davano fasti*****"

Chiudere un occhio su furbetti del certificato medico non deve costare
molto. Non in Ama. A pagare, in fondo, sono i romani: strade meno pulite e
cassonetti stracolmi a fronte della solita tariffa dei rifiuti. Molto più
oneroso ingaggiare un'azienda esterna per sanare le mancanze del passato e
poi cercare di allontanarla a suon di sanzioni. Finendo in tribunale. Si
deve tornare al 10 gennaio per raccontare la storia di Cispi. Quel giorno
la società di Napoli si è aggiudicata un bando da 2 milioni di euro.
Avrebbe dovuto visitare gli 8.000 dipendenti della municipalizzato
dell'ambiente.

Una mission delicata, ma fruttuosa. Forse troppo. Non appena l'azienda ha
rimesso al proprio posto il 30 per cento dei lavoratori prima giudicati
inidonei, il rapporto con Ama si è rotto. Quei controlli, capaci di
stimolare facili mal di pancia tra i dipendenti e, di riflesso, tra alcuni
sindacati, sono finiti sub judice. Procura, tribunale civile, persino
l'Anac: la caccia dei medici di Cispi ai fannulloni dall'esenzione facile
si è chiusa tra penali e un rimpallo di segnalazioni, lettere e missive
dai contorni poco chiari.

Vale allora ripartire dall'inizio. Quando i camici bianchi dell'azienda
partenopea sbarcano a via Calderon de la Barca, Ama è nel caos. Chiede
agli 007 in camice bianco di sbrigarsi. In passato si è già perso troppo
tempo. Ma le cartelle cliniche digitali sono più che pasticciate: non
contengono referti o esami clinici, ma piani vaccinali sballati. Alcuni
sono datati 1910. In centinaia di casi, poi, i giudizi di inidoneità si
basano sul nulla. Massimo Colomban, as*****re alle Partecipate della
giunta Raggi, ne stima 1.800. Oltre il 20 per cento. Ai dipendenti
d'altronde fino ad ora è bastata un'autocertificazione (i più accorti si
infliggono la pena di presentare un certificato del medico di famiglia)
per saltare il turno pomeridiano o quello della seminotte. Per non
allontanarsi troppo da casa, lavorando "presso le sedi di zona". Per
evitare di utilizzare pala e *****. Per rimanere a casa dal lavoro da
maggio a settembre. Impossibile individuare il tipo di patologia legata a
ogni esenzione per i medici della società partenopea.

Cispi, che negli anni ha fatto miracoli tra i furbetti di Atac, avverte i
dirigenti Ama via mail certificata, mettendoli di fronte alle proprie
responsabilità: "Tali prescrizioni sono molto frequenti e rappresentano
una fortissima criticità per l'azienda, che in tal modo viene esposta a un
considerevolissimo danno". Anche perché il sistema informatico - quando
funziona - non prevede mezze misure: o si è abili o inabili al lavoro. Non
esistono sfumature come, ad esempio, l'obbligo di indossare una mascherina
per i dipendenti allergici. In più c'è la piaga degli impiegati-fantasma:
50 sui 322 dei dipendenti convocati per essere visitati tra l'11 e il 26
aprile non si sono presentati all'appuntamento.

Insomma, la situazione è grave. Costellata di quelle che Cispi definisce
"stranezze". L'azienda chiede accesso agli archivi cartacei. Ma Ama
risponde che non ha il personale nemmeno per trovare e trasferire 25
cartelle al giorno custodite alla Montagnola. Ed è qui che il rapporto si
guasta. Prima Remo Cioce, funzionario e sindacalista Ugl, dà ragione ai
medici. Scrive anche a Maurizio Pucci, dirigente responsabile del
procedimento ed ex as*****re ai Lavori pubblici della giunta Marino.
"Diamo un segnale di discontinuità con il passato", ordina Cioce ai suoi.
Il messaggio evidentemente non viene recepito.

Di giorno in giorno, si legge nella denuncia di Cispi, Ama si mostra
sempre più "insofferente ". Come spiega la società appaltatrice
nell'esposto, nel giro di 20 giorni, dal 9 al 28 giugno, la
municipalizzata sanziona due volte la controparte. Dopo aver chiesto di
lavorare in velocità, senza però aver ancora insegnato ai medici della
ditta esterna a utilizzare il sistema delle cartelle mediche digitali, Ama
chiede 433mila euro per il ritardo nell'inserimento dei dati sanitari dei
dipendenti già visitati. Una sanzione che stupisce e che peraltro va oltre
il tetto massimo del 10 per cento fissato per legge. Cispi scrive al dg
Stefano Bina e all'ad Lorenzo Bagnacani. Ma non c'è nulla da fare: il 12
luglio Ama chiede la rescissione del contratto. La risoluzione arriva il
17 luglio. A distanza di 24 ore riparte il balletto dei certificati: in
sette hanno già presentato ricorso alla Asl. Vogliono di nuovo la loro
inidoneità al lavoro. Riportando Ama al 1910.

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